Ucraina, oltre la minaccia delle mine: l’installazione RESTO
CESVI con il progetto SAFE STEPS, sostenuto dalla Cooperazione Italiana, insegna alle comunità a riconoscere il pericolo per tornare a muoversi in sicurezza.
RESTO è un’installazione artistica dedicata all'Ucraina, per riflettere sulla forza di chi resiste nonostante tutto.
In Ucraina è emergenza mine
L’Ucraina, colpita da una guerra che dura ormai da 4 anni, affronta una crisi umanitaria gravissima, con oltre 5,4 milioni di persone che vivono in aree potenzialmente contaminate da mine e ordigni inesplosi. Questa minaccia costante non solo ha causato più di 1.350 vittime civili dal 2022, ma paralizza la vita quotidiana, ostacolando la ricostruzione e l’uso dei terreni agricoli, con un grosso impatto su donne, bambini e persone con disabilità.
L’Oblast di Kharkiv, è tra i più contaminati del Paese. Qui, la popolazione necessita urgentemente di sicurezza, protezione e supporto per la ripresa economica, data la vicinanza degli ordigni alle infrastrutture civili e la scarsa consapevolezza dei rischi.
Il nostro intervento: informare per proteggere
Con il progetto SAFE STEPS, supportato dalla Cooperazione Italiana, e implementato in collaborazione con MAG (Mines Advisory Group) e UDA (Ukraine Deminers Association), interveniamo direttamente per informare e sensibilizzare le comunità sui pericoli di mine e ordigni inesplosi e sull’adozione di comportamenti sicuri. Per farlo organizziamo attività di carattere educativo, artistico, ricreativoe formativo. Da laboratori teatrali aperti alla comunità alla produzione di video documentari, passando per azioni di street art e mostre fotografiche con il coinvolgimento dei giovani, fino ad arrivare all’organizzazione di una conferenza nazionale in occasione della prossima Giornata Internazionale dell’Azione contro le Mine, a Kyiv nell’aprile 2026.
Con questo intervento riusciremo a raggiungere circa 23.000 persone con un chiaro impegno: trasformare la conoscenza in vita sicura, per permettere alle comunità di ricostruire il proprio futuro in un ambiente più protetto.
CESVI in Ucraina
Al fianco della popolazione ucraina sin dallo scoppio del conflitto nell’inverno del 2022, CESVI è intervenuta tempestivamente per fornire aiuto umanitario di emergenza in Ucraina e nei Paesi confinanti. Abbiamo accolto chi fuggiva dalla guerra in spazi sicuri dove trovare riparo, cibo e assistenza e abbiamo attivato interventi di protezione dell’infanzia, di donne e anziani, attraverso l’attivazione di spazi protetti, dove fornire supporto psicologico e momenti di svago. Abbiamo ricostruito scuole e realizzato bunker; abbiamo sostenuto inoltre il sistema sanitario fornendo attrezzature agli ospedali, dislocando cliniche mobili nelle zone del fronte, acquistato ambulanze e garantito cure e medicinali in zone remote, oltre a occuparci di formazione di personale sia medico che psicosociale, e di iniziative di educazione e sensibilizzazione per la cittadinanza.
RESTO per l’Ucraina
Visita l’installazione il 28 febbraio ore 11-15. Prenota su Eventbrite.
L’iniziativa artistica RESTO nasce per non dimenticarci che l’Ucraina è ancora in guerra, a quattro anni dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022.
La mostra nasce dall’idea di proporre una riflessionesulla memoria, sulla fragilità umana, sulla condivisione, sul non sentirsi numeri ma esseri viventi che si muovono e si relazionano ogni giorno. Il progetto artistico si fonda su una nuova identità che viene data alle mine antiuomo, rappresentate in una nuova veste diventano oggetti di memoria.
“Il titolo dell’iniziativa, RESTO, gioca sulla duplice radice del termine latino restāre. Da un lato, l’atto di rimanere, di non abbandonare la propria terra nonostante l’orrore; dall’altro, il concetto di “resistere” come forma attiva e consapevole. L’artista Mariangela Bombardieri realizza un’opera che ribalta la semantica della distruzione riproducendo nella sua installazione mine antiuomo, oggetti nati per mutilare e silenziare, che qui subiscono una metamorfosi radicale. Le trasforma in dispositivi narrativi: non più strumenti di morte, ma custodi di vita” spiega il curatore Christian Gancitano.
L’opera AURIS: le storie
Oleksii è un uomo di 73 anni che ha dedicato l’intera vita alla terra.
Nato a Morozivka in una famiglia di operai, ha seguito le orme paterne studiando agronomia e arrivando a dirigere un’azienda agricola collettiva prima della pensione. Prima che l’invasione sconvolgesse tutto, la sua quotidianità era scandita dalla cura degli animali nel suo piccolo allevamento. La guerra ha disperso la sua numerosa famiglia all’estero, e lo stesso Oleksii ha vissuto due mesi sotto occupazione prima di rifugiarsi temporaneamente in Polonia per assistere la moglie malata.
Oggi è tornato nella sua terra liberata: vive solo e cerca la pace interiore piantando nuovi alberi, un gesto di rinascita che lo aiuta a superare il trauma del conflitto.
L’audio: Il cinema e la ricostruzione
“Il mio film preferito è Primavera su una strada innevata. Racconta gli anni del dopoguerra nella città di Zaporizhia, presso lo stabilimento Zaporizhstal: parla della vita. Parla di quei giovani che tornarono dal fronte e iniziarono a ricostruire l’economia nazionale del nostro Paese. Avevano una grande voglia di imparare e frequentavano le scuole serali. Nel film si glorificano i lavoratori metallurgici, come si usava allora. Ma, come sempre, il lavoro si intreccia con l’amore: l’amore dello studente, della scuola, della maestra. Il film è accompagnato anche da una bellissima canzone, Primavera sulla via Zarechnaya. Tutta la pellicola riflette la purezza di sentimenti delicati, l’umanità delle persone e l’amore per la propria fabbrica, per la patria e per la propria strada”.
A 72 anni, Valentyna incarna la resilienza silenziosa di chi è abituato a contare solo sulle proprie braccia. Vive sola in una casa nel villaggio di Lypchanivka, con i figli e i nipoti lontani, oltre il confine. L’occupazione ha segnato profondamente il suo spirito, costringendola a gestire la paura e l’incertezza in un isolamento quasi totale. Nonostante la fatica dell’età, non smette di prendersi cura del giardino e della casa, mantenendo una dignità e una compostezza che non lasciano spazio alle lamentele. La sua forza oggi risiede nelle telefonate serali con i familiari e nella speranza che la stabilità possa finalmente tornare.
L’Audio: La ricetta dei Vareniki
“Ecco la ricetta per gli gnocchi di patate. Per l’impasto servono 200 grammi di farina, 200 millilitri di acqua tiepida, un uovo (facoltativo), mezzo cucchiaino di sale e un cucchiaio di olio. Per il ripieno prendiamo 600-800 grammi di patate, una o due cipolle, sale, pepe nero a piacere e olio o burro per friggere le cipolle.
Preparazione: Mescolate la farina con il sale, aggiungete l’uovo, l’acqua e l’olio. Impastate fino a ottenere un panetto morbido ed elastico; coprite e lasciate riposare per venti o trenta minuti. Per il ripieno, lessate le patate, scolatele e schiacciatele. Tagliate finemente le cipolle e friggetele fino a doratura, poi aggiungetele alle patate con sale e pepe, mescolando bene. Stendete la pasta sottilmente, ritagliate dei cerchi e disponete il ripieno, chiudendo bene i bordi. Gettate i vareniki in acqua bollente salata e, dopo che sono venuti a galla, cuoceteli per altri due o tre minuti. Potete servirli con burro, panna acida o cipolla fritta. Sarà tutto delizioso, vedrete che vi riusciranno benissimo”.
Volodymyr è un uomo creativo di 77 anni la cui vita è stata segnata da prove fisiche e affettive. Affetto da una disabilità contratta durante il servizio militare, vive oggi in compagnia di dodici cuccioli e un cane adulto, che sono diventati la sua famiglia dopo l’allontanamento dei figli. Da oltre quarant’anni pratica l’arte sacra dell’iconografia, una passione nata lavorando con i sacerdoti e che lo ha portato a esporre le sue opere anche a Kiev. Durante l’occupazione, dipingere icone in rame e argento è stato il suo rifugio spirituale. Si definisce una persona ‘creativa’ e continua a produrre immagini sacre per i soldati al fronte, convinto del potere curativo e protettivo della sua arte.
L’audio: L’arte e il sacro
“Mi occupo principalmente di restauri di grandi icone; il classico è la mia scuola. Ne realizzo un modello e poi creo l’opera; fortunatamente oggi nei negozi si trova tutto il necessario per fare delle belle matrici. Per me l’arte è puro interesse, è il mio lavoro e la mia vita da quando ero ragazzo. In passato lavoravo molto l’argento: compravo vecchi cucchiai o rottami d’argento per trasformarli in icone. Svolgo questo lavoro da oltre quarant’anni. Se ho un’icona preferita? Quella di Cristo. Prego sempre davanti a lui prima di andare da qualche parte. L’ho dipinto con gli occhi bendati di nero, la guerra mi ha colpito nel profondo. Spiritualmente, non so dire chi influenzi la mia anima, è tutta energia. Ma l’energia è in ogni persona. Io resto sempre me stesso. La vita va salvata da soli, è una cosa geniale, capite?”.
Valentyna ha 76 anni e una vita passata tra i numeri della contabilità e le rime della poesia.
Oggi la sua esistenza è dedicata interamente al marito, rimasto parzialmente paralizzato dopo un ictus.
Insieme hanno affrontato sei mesi di buio e isolamento sotto l’occupazione, una prova che ha messo a dura prova la loro sopravvivenza. Nonostante le difficoltà economiche e la distanza dai figli, Valentyna continua a coltivare un piccolo orto per il sostentamento della famiglia e scrive poesie per dare voce al dolore e alla speranza che prova.
L’AUDIO: Il fiume della vita (Poesia)
“Anni, anni… voi siete i nostri punti di riferimento. Siete le nostre disperazioni e le nostre gioie, le conquiste, le perdite e il senso stesso dell’esistenza. Peccato che non si possa tornare indietro; gli anni corrono via. L’autunno arriva silenziosamente e con ostinazione, ma si vede ancora l’azzurro del cielo e la nuvola scura si allontana. Non serve che le nuvole si addensino, non devono nascondere il blu del cielo. Che splenda ancora una volta una bandiera cremisi e che brucino i giardini variopinti. Ciò che non si è avverato per noi, si avveri nei figli e nei nipoti. Che i nostri cari vivano nella felicità, nella gioia e nella consolazione. Il fiume della vita scorre lontano”.
Olena è una psicologa di 30 anni che ha trasformato il proprio trauma personale in una missione professionale. Nata nella regione di Luhansk, ha assistito direttamente all’inizio del conflitto nel 2014, un’esperienza che ha definito le sue scelte di vita. Da tre anni lavora con CESVI, portando supporto psicologico a chi, come lei, ha visto la propria casa occupata o distrutta. Il suo obiettivo è aiutare le persone a ritrovare la stabilità emotiva e la forza per ricominciare.
L’Audio: Curare le ferite dell’anima
“Mi chiamo Olena. Il mio percorso verso la professione di psicologa è molto personale: sono nata nel Luhansk e nel 2022 la guerra è arrivata nella mia terra natale, anche se la mia casa era già occupata. Sapevo già cosa fosse la guerra: vedevo continuamente colonne di mezzi militari e sentivo le esplosioni, perché la linea del fronte era vicina. Ora lavoro nel settore umanitario con CESVI e sono grata di poter condividere le mie competenze con chi ha sofferto per i combattimenti. Fornisco consulenze a chi ha subito perdite o è stato costretto a fuggire. Organizziamo anche eventi di gruppo per parlare di come trovare risorse interiori contro lo stress. Nei piccoli villaggi isolati, le persone spesso non hanno modo di stare insieme; i nostri eventi permettono loro di condividere esperienze in un’atmosfera calda. Amano molto le attività creative: è come se tornassero bambini, si sentono uniti e hanno la sensazione di non essere soli”.
Antonina, 52 anni, è il pilastro di una famiglia duramente colpita dalla violenza della guerra. Si prende cura del figlio di 11 anni e del marito, rimasto disabile dopo l’esplosione di una mina. Il loro passato recente è un elenco di tragedie: la casa distrutta, la fuga forzata dal villaggio e la morte violenta del padre di Antonina, ucciso da un carro armato durante i combattimenti. Nonostante il dolore e la disoccupazione, Antonina trova nella responsabilità verso il figlio la spinta per guardare al futuro, sognando una vita dove la pace non sia solo un ricordo.
L’audio: Ricordi di solidarietà
“Mi chiamo Tonya e vivo nel villaggio di Kamianka, nel distretto di Izium. Attualmente sono casalinga e mi occupo di mio figlio e di mio marito, rimasto disabile per la guerra. Credo però che supereremo questo trauma e che tutto andrà bene. Ho così tanti ricordi… nel 2012 lasciammo le nostre case per trasferirci in Volinia. Ricordo il momento in cui ci siamo trovati in una terra nuova, che non era la nostra. Mio marito sosteneva me e il bambino, e io sostenevo loro. Siamo stati sostenuti da tutti. Spesso ricordiamo come all’inizio ci temessero: si chiedevano chi fossimo e perché fossimo andati lì. Anche noi avevamo paura di loro, perché non era la nostra regione, ma poi siamo diventati amici. Comunichiamo ancora oggi, si preoccupano per noi e noi per loro. Sono ricordi molto calorosi di quel periodo e dell’incontro con quelle persone”.