In Pakistan, le piogge estreme e le inondazioni improvvise non distruggono solo strade e raccolti: possono interrompere l’accesso alla scuola, all’ospedale e ai servizi essenziali.
«Prima, ogni volta che pioveva, il livello dell’acqua saliva e rimanevamo bloccati» racconta Karim, beneficiario dei progetti CESVI in Pakistan.
Le parole di Karim raccontano una realtà che accomuna milioni di persone in Pakistan, uno dei Paesi più esposti agli effetti della crisi climatica, nonostante contribuisca a meno del’1% delle emissioni globali di gas serra.
Per la sua comunità, attraversare un fiume significava affrontare un rischio quotidiano: i bambini non riuscivano ad andare a scuola e raggiungere l’ospedale, dall’altra parte del corso d’acqua, diventava una corsa contro il tempo.
Quella che per molti è una semplice pioggia, qui può trasformarsi in isolamento. Ed è proprio questa la dimensione più concreta dell’ingiustizia climatica: chi ha contribuito meno al cambiamento climatico è spesso chi ne subisce le conseguenze più gravi, con meno risorse per proteggersi e ripartire.
Infatti, in Pakistan, inondazioni improvvise, piogge estreme e frane mettono sempre più spesso a rischio case, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare.
Secondo i dati OCHA più recenti, dal 26 giugno al 14 settembre, le piogge monsoniche e gli eventi collegati hanno causato in Pakistan 183 morti e 517 feriti, tra cui rispettivamente 83 e 167 bambini. Quasi 1.800 abitazioni sono state danneggiate, di cui 611 completamente distrutte, mentre oltre 34 chilometri di strade e 41 ponti hanno subito danni.
Dietro questi numeri ci sono comunità che rischiano di rimanere isolate proprio quando avrebbero più bisogno di aiuto. Quando una strada viene interrotta o un ponte diventa impraticabile, raggiungere un ospedale, procurarsi cibo e acqua potabile o ricevere assistenza può diventare estremamente difficile. Interi villaggi possono rimanere isolati per giorni, lontani dai servizi essenziali.
«Quando qualcuno si ammalava, dovevamo portarlo sulle spalle, sperando di riuscire ad attraversare la strada allagata» spiega Karim.
Per questo la risposta non può limitarsi all’emergenza. Significa lavorare prima che il disastro si verifichi, costruendo comunità più preparate e capaci di affrontare i rischi.
Insieme alle comunità locali, CESVI rafforza i sistemi di prevenzione attraverso interventi concreti che salvano vite e riducono l’impatto degli eventi climatici estremi.
CESVI opera in Pakistan per rafforzare i sistemi di allerta, attraverso procedure condivise, SMS, radio e messaggi nelle lingue locali. Le attività di sensibilizzazione e formazione coinvolgono in particolare donne e persone più vulnerabili, affinché anche chi rischia maggiormente di essere escluso possa ricevere informazioni tempestive e sapere come agire.
Allo stesso tempo, CESVI individua le zone più esposte grazie a mappe di vulnerabilità e dati sulle inondazioni, così da capire dove concentrare le attività di prevenzione.
Agire in anticipo significa anche proteggere ciò che permette alle famiglie di ripartire dopo un’alluvione. Prima dell’arrivo delle piogge più intense, CESVI distribuisce alle comunità grandi contenitori impermeabili in cui conservare sementi e altri beni essenziali, evitando che vadano persi con l’arrivo dell’acqua.
«Ora, grazie al vostro aiuto, il ponte è stato ricostruito e riceviamo allerte. Il nostro cammino è accessibile per tutti ormai, anche per i bambini, quindi ci avete aiutati a ritrovare molto sollievo».
Queste parole di Karim ci ricordano quanto poter contare su un collegamento sicuro possa cambiare concretamente la vita di una comunità.
È anche la dimostrazione che investire nella prevenzione significa ridurre le disuguaglianze generate dalla crisi climatica.


