«L’umanitarismo è quello che ci tiene uniti»: il valore della cooperazione spiegato da CESVI al Fanpage Rumore Festival 

Dai tagli agli aiuti internazionali alle crisi umanitarie, dal cambiamento climatico alle nuove sfide dello sviluppo. Al Fanpage Rumore Festival, Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI, racconta perché la cooperazione internazionale è oggi più necessaria che mai. 

«La cooperazione non è un valore di ieri che è stato abbandonato».

È da questa convinzione che parte la riflessione di Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI, intervenuto domenica 11 ottobre a Roma al Fanpage Rumore Festival, nell’incontro “Le geografie del bisogno”, moderato da Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it. 

«In un mondo segnato dai tagli agli aiuti umanitari, dobbiamo continuare a difendere i nostri valori fondamentali, rafforzando il ruolo dei partner locali. Perché la Cooperazione non è un valore del passato, ma una risposta concreta alle sfide di oggi, nel mondo del “Liberi tutti”, che tenta di delegittimare tutto ciò che è umanitario. L’umanitarismo, però, non è un valore inutile, superfluo: è quello che ci tiene uniti, è quello che ci tiene legati gli uni agli altri, quello che ci tiene insieme all’interno di un sistema comune tra Paesi ed organizzazioni». 

In un contesto segnato da conflitti, tensioni geopolitiche ed emergenze climatiche, anche il sistema degli aiuti internazionali attraversa una fase di profonda trasformazione. 

«Con il taglio degli aiuti umanitari e allo sviluppo si è innescata una reazione a catena che ha colpito un po’ tutti i sistemi di cooperazione internazionale», spiega Piziali, richiamando le difficoltà degli ospedali africani nel garantire la continuità delle cure. 

A essere messo alla prova non è soltanto il sistema di finanziamento degli aiuti, ma anche il principio della collaborazione internazionale. 

«Ecco perché è importante che ci siano realtà come CESVI, e come le altre organizzazioni della società civile che nei Paesi del Sud del mondo continuano a portare avanti attività di cooperazione in dialogo con i soggetti locali, con la società civile locale». 

Gaza e le crisi dimenticate: il valore di continuare a esserci 

Il confronto affronta anche il ruolo dei media e il rischio che l’attenzione internazionale si concentri soltanto sulle emergenze più visibili. Da Gaza al Sudan, dall’Ucraina all’Afghanistan, milioni di persone continuano ad affrontare le conseguenze di conflitti e crisi prolungate. 

«Le vittime non diventano meno vittime perché noi le stiamo aiutando. Rimangono delle vittime. Ma la nostra presenza, così come la testimonianza dei giornalisti, è fondamentale per gettare uno sguardo sulle loro vite». 

È una responsabilità che CESVI porta avanti anche a Gaza, dove era presente già prima dell’ottobre 2023 e ha continuato a operare durante il conflitto, grazie soprattutto agli operatori locali. 

«Noi siamo a Gaza con operatori gazawi che abbiamo formato, che sono essi stessi degli sfollati e che con noi lavorano per aiutare i bambini e le famiglie a bere acqua potabile e a vivere in condizioni igienico-sanitarie accettabili, nonostante il contesto estremamente complesso». 

Oltre l’emergenza: costruire opportunità insieme alle comunità 

La cooperazione non si esaurisce nella risposta alle emergenze: significa anche rafforzare l’autonomia delle comunità, valorizzando conoscenze e competenze locali. 

«Fare cooperazione vuol dire anche avere fiducia nei propri partner. Ti do in mano del denaro perché tu sai meglio di me come spenderlo». 

Un esempio arriva dall’Etiopia, dove CESVI sostiene le comunità colpite da siccità ricorrenti e scarsità d’acqua, attraverso sistemi di raccolta dell’acqua piovana e interventi a favore delle attività agricole e pastorali. 

Piziali affronta anche il rapporto tra cooperazione e migrazioni, mettendo in discussione l’idea che investire nei Paesi di origine serva principalmente a trattenere le persone nei propri territori. 

«Non si migra solo per la sofferenza, le guerre, i conflitti, il cambiamento climatico. Si migra perché quando si è giovani si vuole esplorare il mondo». 

L’obiettivo della cooperazione è quindi ampliare le opportunità delle persone, non limitare la loro libertà di movimento. 

La crisi climatica cambia il modo di fare cooperazione 

Tra le sfide che stanno trasformando il lavoro umanitario, il cambiamento climatico ha un ruolo centrale. Siccità, alluvioni ed eventi meteorologici estremi richiedono interventi capaci di integrare prevenzione, adattamento e risposta alle emergenze. 

È il caso del Pakistan, dove CESVI lavora per rafforzare la preparazione delle comunità e ridurre l’impatto dei disastri. 

«Dietro il rallentamento della transizione climatica ci sono interessi economici ciclopici. Investire nella prevenzione e nell’adattamento significa invece creare opportunità per le comunità locali. Noi siamo un piccolo ingranaggio di questa grande sfida, ma abbiamo un ruolo importante: lavoriamo accanto alle persone colpite dagli effetti del cambiamento climatico e possiamo raccontare ciò che vediamo con i nostri occhi» spiega il Direttore Generale. 

Un nuovo ruolo per le organizzazioni umanitarie 

Anche il ruolo delle organizzazioni internazionali sta evolvendo. Oggi sono soprattutto operatori e professionisti locali a realizzare gli interventi, mentre organizzazioni come CESVI contribuiscono con supporto tecnico, coordinamento e collegamento tra comunità e sistemi internazionali. 

«Il nostro ruolo è quello di essere delle sinapsi che connettono soggetti locali con soggetti internazionali» spiega Piziali. 

Una trasformazione che mette al centro la fiducia, la collaborazione e la responsabilità condivisa. 

La solidarietà come responsabilità condivisa 

In un mondo attraversato da crisi sempre più interconnesse, la cooperazione resta uno strumento fondamentale per costruire relazioni basate sul dialogo, sulla tutela dei diritti e sulla solidarietà. 

«La solidarietà oggi è essere in prima linea con i più poveri del mondo perché oggi siamo tutti insieme parte di queste sfide. Perché i poveri stanno subendo la crisi climatica, la crisi energetica, e altre crisi, ma prima o poi le subiremo anche noi se non siamo a fianco a loro oggi». 

Continuare a cooperare, anche nei contesti più difficili, significa riconoscere che le sfide globali ci riguardano tutti e che nessuna comunità può affrontarle da sola.