Il conflitto che sta infuocando il Medio Oriente sta facendo precipitare la situazione in Libano. Undici violentissime esplosioni la scorsa notte hanno scosso la Capitale Beirut colpendo il quartier generale di Hezbollah e diversi quartieri densamente popolati, come Haret Hreik e Burj el-Barajneh. L’ordine arrivato di evacuazione totale della periferia sud ha innescato un esodo di massa che sta paralizzando il Paese.
Dall’inizio di questa fase, i bombardamenti su Beirut sono stati 26, estendendosi progressivamente verso il sud del Libano e la valle della Bekaa. “Mi trovo a Beirut e la situazione critica,” dichiara Giulia Gerosa, Program Coordinator di CESVI in Libano. “Il nostro lavoro segue l’evolversi di un’emergenza che in peggioramento”.
A differenza dei precedenti avvertimenti, l’ultimo ordine di evacuazione ha colpito l’intera Dahieh, la periferia sud di Beirut. Si tratta di una delle zone più densamente popolate del Libano, dove vivono circa mezzo milione di persone.
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“Proprio ieri è successo qualcosa di inedito,” spiega Giulia Gerosa. “È stato diramato un ordine di sfollamento massivo che per la prima volta non riguardava solo singole aree, ma l’intero sobborgo a sud e diversi quartieri a sud-est. Questo ha gettato la popolazione nel panico totale. Le strade si sono bloccate completamente, anche perché l’ordine imponeva di dirigersi solo verso nord o verso est, vietando qualsiasi movimento verso sud.”
Mentre le scuole vengono riconvertite in rifugi collettivi (i cosiddetti collective shelters), i numeri della crisi umanitaria aumentano. Sebbene ci siano circa 100.000 persone ufficialmente registrate, la realtà invisibile è molto più vasta.
“Il problema è che ci sono almeno altre 200.000 persone che non hanno trovato posto e si trovano in strada, senza una casa,” prosegue Gerosa. “Hanno con sé solo quello che sono riusciti a prendere nei pochi istanti tra l’allarme e la fuga. Molti hanno trascorso la notte all’addiaccio, nei parchi o sui marciapiedi, in attesa di capire dove andare.”
Federico Patacconi, capo missione di CESVI, conferma la gravità del momento: “I bisogni sono immensi. Non parliamo solo di logistica, ma di dignità umana: serve acqua, cibo, kit igienici e attrezzature per l’inverno.”
Nonostante i raid anche la valle della Bekaa (Baalbek) e la zona meridionale della capitale, l’azione di CESVI non si ferma.
“Operiamo da anni al fianco delle comunità più vulnerabili nel Paese, ma in queste ore ci stiamo mobilitando per continuare a garantire sostegno alle famiglie colpite sia attraverso supporto psicosociale – un primo intervento fondamentale per chi sta vivendo il trauma dello sfollamento – sia attraverso la fornitura di beni di prima emergenza, come cibo, acqua, kit igienici e kit medici” spiega Patacconi.
“Ora siamo in una fase di attesa sospesa,” conclude Gerosa. “L’ordine di evacuazione resta attivo e la sensazione è che l’attacco sia imminente; resta solo da capire quando avverrà. Nel frattempo, continuiamo a lavorare per dare una risposta a questa emergenza civile sempre più drammatica.”
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