A tre anni dall’inizio del conflitto, il Sudan sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Oggi quasi due persone su tre – oltre 33 milioni – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre più della metà dei bambini del Paese cresce in condizioni di estrema vulnerabilità.
La guerra ha devastato infrastrutture, servizi essenziali e intere comunità. Milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case: si tratta della più grande crisi di sfollamento a livello globale, con oltre 9 milioni di sfollati interni e milioni di rifugiati nei Paesi vicini. La violenza contro i civili continua a essere diffusa e brutale, mentre fame, malnutrizione ed epidemie aggravano ulteriormente una situazione già drammatica.
In questo contesto, i bisogni sono enormi e quotidiani: accesso al cibo, cure mediche, acqua sicura, protezione. Ma accanto alle necessità materiali, emerge con forza anche una crisi meno visibile, fatta di traumi profondi e perdita di sicurezza.
“Il Sudan è un Paese profondamente segnato: quello che si vede è un equilibrio fragile, dove la normalità è solo apparente e basta poco per rendersi conto di quanto le persone abbiano perso,” racconta Francesca Matarazzi, responsabile emergenze CESVI.
L’intervento di CESVI: protezione, salute e supporto alle comunità
CESVI è tornata a operare in Sudan nel 2024 per rispondere all’escalation della crisi e oggi è attiva in particolare nello Stato del Mar Rosso, dove il numero di sfollati è cresciuto, mettendo sotto pressione servizi già fragili.
Qui interviene con un approccio integrato che mette al centro la protezione delle persone più vulnerabili – soprattutto donne e bambini – affiancando servizi sanitari, supporto psicosociale e attività legate all’acqua e all’igiene.
Nei centri di salute sostenuti da CESVI vengono creati spazi sicuri (“protection safe corners”), luoghi protetti dove le persone possono ricevere assistenza, supporto psicologico e servizi di protezione in modo riservato e dignitoso. Parallelamente, vengono attivate reti di protezione comunitaria e programmi di sensibilizzazione per prevenire violenze e abusi.
Un’attenzione particolare è rivolta al benessere mentale: attraverso attività individuali e di gruppo, CESVI offre supporto psicosociale a chi ha vissuto esperienze traumatiche, contribuendo a ricostruire legami sociali e resilienza.
“Quello che emerge chiaramente è una sofferenza diffusa, spesso silenziosa,” spiega Matarazzi. “Molte persone portano con sé esperienze di violenza e perdita, e questo pesa soprattutto su donne e bambini, che trovano negli spazi di supporto un raro luogo in cui sentirsi al sicuro e potersi aprire.”
I bambini sono tra i più colpiti dalla crisi: milioni di loro non hanno accesso all’istruzione e sono esposti a rischi di sfruttamento, violenza e disagio psicologico. La perdita di punti di riferimento e la prolungata instabilità stanno segnando profondamente il loro sviluppo.
“Molti bambini manifestano segnali di forte disagio e vivono una quotidianità segnata dall’incertezza e dalla paura” aggiunge Matarazzi.
Continuare a intervenire per salvare vite e restituire dignità
Nonostante le enormi difficoltà operative CESVI continua a operare sul campo per garantire accesso ai servizi essenziali e protezione alle comunità più vulnerabili. In un contesto segnato da violenza, sfollamento e privazioni, ogni intervento rappresenta un passo concreto per restituire sicurezza e dignità alle persone colpite.
Foto di copertina © Eugene Ikua/Concern Worldwide