Non dimenticateci: il grido dal cuore del Sudan

Oggi il Sudan è un Paese sospeso tra distruzione e sopravvivenza, dove 30 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. Lo testimonia Emmanuel Okeng, il capo missione di CESVI in Sudan.

di Simona Denti

Ogni giorno incontriamo donne e bambini che hanno perso tutto. Non chiedono solo cibo: chiedono di sentirsi di nuovo umani”. A parlarci è Emmanuel Okeng, il responsabile di CESVI in Sudan, una delle poche voci che può raccontare cosa accade in un Paese sprofondato in una crisi quasi invisibile agli occhi del mondo. Ha la voce rotta dall’emozione, perché oltre a essere un operatore umanitario è nativo del Sudan, le storie che racconta sono anche quelle dei suoi amici, familiari e conoscenti.

A due anni e mezzo dall’inizio del conflitto tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e il gruppo paramilitare RSF, il Sudan è un Paese sospeso tra distruzione e sopravvivenza. Oltre 30 milioni di persone necessitano di aiuto, 24 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare e quasi 10 milioni hanno lasciato le proprie case. Città ridotte a cumuli di detriti, ospedali fuori uso, scuole sbarrate: un intero sistema sociale in frantumi.

“Nei campi sfollati la vita è ridotta all’essenziale. L’acqua scarseggia, il cibo è un miraggio. Molti bambini non hanno mai visto una scuola. La guerra procede insieme a carestia, epidemie e disastri naturali. Più di 3,7 milioni tra donne e bambini soffrono di malnutrizione acuta, mentre 13 milioni di minori hanno perso l’accesso all’istruzione. Le donne, in particolare, vivono un incubo quotidiano a causa degli abusi nei loro confronti sempre più frequenti. Esperti di protezione locali parlano di un’escalation di casi di violenza di genere difficile persino da documentare.

La quotidianità, per molte famiglie, è una lotta disperata. Si vendono gli ultimi beni, si saltano i pasti, si cammina per ore verso una fonte d’acqua insicura. Il crollo dell’economia ha reso il cibo quasi inaccessibile. E mentre i riflettori globali si accendono altrove, il Sudan sprofonda nella sua emergenza silenziosa.

Non possiamo voltare le spalle a chi non ha più nulla. La gente ha bisogno di tutto, ma soprattutto di non sentirsi sola”. CESVI, già presente in Sudan nei primi anni duemila, è rientrata nel 2024 per avviare un progetto nello Stato del Red Sea, dove migliaia di sfollati cercano riparo. L’obiettivo è semplice e complesso allo stesso tempo: restituire accesso ai servizi sanitari, alla protezione e a un barlume di normalità.

Il programma punta a ricostruire reti comunitarie in grado di identificare e segnalare abusi, creare spazi sicuri all’interno dei centri sanitari – dove psicologi e operatori offrono supporto individuale e di gruppo – e a distribuire kit igienici alle donne e alle ragazze più vulnerabili. I kit igienici  contengono prodotti essenziali per l’igiene personale come sapone, dentifricio e spazzolino, shampoo, disinfettante per le mani, salviettine, assorbenti, detergenti e bustine per purificare l’acqua, per questo li chiamiamo kit della dignità. “Abbiamo riaperto piccoli centri di salute e spazi protetti per i bambini. Quando una madre ci ringrazia perché suo figlio è tornato a stare bene, sappiamo che siamo dove dobbiamo essere” continua Emmanuel.

La forza delle persone che incontriamo è impressionante. Anche dopo tutto quello che hanno vissuto, continuano a credere che un giorno torneranno a casa. Ci chiedono solo di non dimenticarli”.

Ogni storia è un atto di coraggio: una madre che attraversa il deserto per salvare i propri figli; un ragazzo che sogna di diventare insegnante; famiglie che resistono pur avendo perso quasi tutto. È questa umanità a dare senso al lavoro quotidiano degli operatori sul campo e al sostegno di chi decide di non distogliere lo sguardo.

In Darfur si stanno rivivendo orrori peggiori di quelli del 2003. È devastante. Ma ogni vita salvata è un atto di resistenza contro la disumanità”, prosegue Emmanuel che era poco più che bambino in quegli anni.

Il futuro del Sudan è incerto, segnato da violenze e povertà estreme. La speranza oggi passa soprattutto da un forte appello internazionale: un cessate il fuoco reale, più sostegno umanitario, più protezione per chi opera sul terreno.

Il Sudan ci insegna che la speranza non scompare, nemmeno quando tutto sembra perduto. E ognuno di voi, con un gesto di solidarietà, ne fa parte.

Rimani al nostro fianco per sostenere la popolazione sudanese.

foto di Gianfranco Ferraro