Non possiamo distogliere lo sguardo: Gaza dopo tre anni di guerra

Tre anni di guerra hanno profondamente segnato la vita a Gaza.

Per il terzo anno consecutivo, i bambini palestinesi iniziano l’anno scolastico senza un sistema di istruzione formale funzionante. Centinaia di migliaia di persone affrontano ogni giornata senza sapere se avranno abbastanza acqua da bere e cibo da mangiare. E troppe famiglie continuano a piangere i propri cari.

Dal 7 ottobre 2023, quasi 74.000 palestinesi sono stati uccisi e circa 175.000 sono rimasti feriti.

I bambini sono tra i più colpiti: tra le vittime identificate, oltre 21.000 sono minori. Tra chi è sopravvissuto, oltre 58.000 bambini hanno perso uno o entrambi i genitori, mentre la malnutrizione compromette la salute e la crescita di moltissimi di loro.

I danni sono enormi: l’82% delle strutture di Gaza è stato distrutto o danneggiato e la quasi totalità delle infrastrutture energetiche, compresa la rete elettrica, è stata distrutta.

La guerra ha colpito anche gli aspetti più essenziali della vita quotidiana. Produrre cibo è diventato quasi impossibile: solo il 3% dei terreni agricoli è ancora integro e accessibile. Anche cucinare è una sfida: il 78% delle famiglie intervistate da OCHA è costretto a bruciare rifiuti per preparare il cibo.

Tra luglio e dicembre 2026, si prevedono oltre 1,4 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta di livello Crisis o superiore (IPC 3+), pari al 67% della popolazione. È come se l’intera popolazione del comune di Milano si trovasse in condizioni di grave insicurezza alimentare.

Anche l’accesso all’acqua resta critico: 9 famiglie su 10 hanno difficoltà ad avere acqua sufficiente e sicura.

«Un giorno, la mattina presto, alle 5:00, abbiamo sentito le bombe cadere sopra la nostra casa. C’erano forti esplosioni. Eravamo spaventati, molto spaventati. Siamo corsi fuori dalla casa e abbiamo trovato così tante persone che correvano per strada, spaventate, perché c’erano bombardamenti tutto attorno», racconta Anwar, operatore palestinese CESVI a Gaza.

«In questi tre anni, siamo stati sfollati circa dieci volte. Sento il dovere di prendermi cura della mia famiglia e questo mi ha incoraggiato a sostenere anche le altre persone a Gaza, perché dobbiamo sostenerci a vicenda» conclude Anwar.

Tre anni senza scuola

La guerra sta privando i bambini di Gaza anche dell’istruzione.

Nell’anno scolastico 2026/27, 771.199 bambini hanno bisogno di supporto educativo. Ma tornare a scuola significa fare i conti con edifici distrutti o non sicuri: il 98% degli edifici scolastici ha subito danni e oltre il 93% necessita di una riabilitazione importante o di una ricostruzione completa.

Tre anni senza una scuola regolare non significano soltanto perdita di apprendimento. Per bambini che vivono tra bombardamenti, sfollamenti, fame e lutti, la scuola significa anche ritrovare una routine, uno spazio protetto, relazioni e una prospettiva di futuro.

L’impegno di CESVI a Gaza

Dall’inizio del conflitto nell’ottobre 2023 CESVI ha progressivamente incentrato la propria azione sulla risposta all’emergenza.

Gli interventi si concentrano sull’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, sulla gestione dei siti che ospitano persone sfollate, sulla raccolta dei rifiuti e sulla protezione.

Dall’inizio della crisi, CESVI ha distribuito oltre 21.000 m³ di acqua potabile tramite autobotti, raggiungendo più di 76.000 persone, e ha realizzato interventi WASH in 44 siti, a beneficio di oltre 48.000 persone. Ha inoltre raccolto più di 38.000 m³ di rifiuti solidi e distribuito kit igienici, tende e lampade solari alle famiglie sfollate.

Negli ultimi mesi, agli interventi di emergenza si stanno affiancando soluzioni più durature. A luglio, CESVI ha completato il ripristino del pozzo centrale di Al-Zaytoun, che garantisce nuovamente acqua a circa 25.000 persone nel nord di Gaza. È inoltre in preparazione la riabilitazione di altri tre pozzi municipali, che potranno servire complessivamente decine di migliaia di persone.

Parallelamente sono state rafforzate le attività di protezione e supporto psicosociale: oltre 2.000 bambini in 10 accampamenti hanno partecipato ad attività ricreative e percorsi di protezione in spazi sicuri e, ad agosto, è stato avviato il primo Protection Hub di CESVI a Gaza.

Proseguono inoltre le attività di Site Management in 19 siti per sfollati. La distribuzione di 7.000 lampade solari in 25 siti, che ha raggiunto circa 38.500 persone, contribuisce a migliorare la sicurezza e le condizioni di vita delle famiglie sfollate.

«Dopo tre anni di guerra, l’emergenza a Gaza non è finita: è cambiata. Non si tratta più soltanto di rispondere all’urgenza di oggi, ma di creare le condizioni perché le persone possano tornare a vivere, i bambini possano tornare a imparare e le comunità possano ricostruire i propri servizi essenziali. Ripristinare un pozzo, garantire acqua potabile, creare uno spazio sicuro per un bambino significa già cominciare a ricostruire il futuro. È questa la sfida che abbiamo davanti», afferma Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI.

Gaza ha ancora bisogno di noi

L’emergenza a Gaza non può essere raccontata soltanto attraverso ciò che è stato distrutto. È necessario guardare anche a ciò che milioni di persone continuano a perdere ogni giorno: sicurezza, salute, istruzione, mezzi di sostentamento e la possibilità di immaginare il domani.

Dona ora e rimani al fianco della popolazione di Gaza.