Ucraina, la guerra non si ferma: il nostro impegno accanto alla popolazione

In Ucraina il conflitto continua ad evolversi.

Gli attacchi sul territorio ucraino hanno continuato a interessare diverse aree del Paese nelle ultime settimane – prendendo di mira centri logistici, magazzini, strutture militari, infrastrutture energiche e altre infrastrutture essenziali – e proseguono ancora senza sosta.

Tra gli episodi più gravi del mese, gli attacchi di venerdì 21 agosto a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk, dove diversi droni russi hanno colpito un centro commerciale. Secondo le autorità locali i morti sono almeno 16, mentre i feriti oltre 130, tra cui figurano 22 bambini.

La sicurezza della popolazione civile è perennemente a rischio. Nel Paese milioni di persone continuano a vivere nella paura e nell’incertezza, costrette a confrontarsi ogni giorno con le conseguenze di un conflitto che segna profondamente le loro vite. 

In tutto il Paese ci sono 3,9 milioni di sfollati interni, tra cui quasi 7 su 10 sono ormai lontani dalle proprie case da più di 2 anni. Nei primi sei mesi del 2026, si stima che circa 132.000 persone siano state costrette a lasciare le proprie abitazioni. 

Le condizioni di sicurezza rimangono un elemento fondamentale nelle decisioni di chi è stato costretto a lasciare la propria casa. Infatti, la grande maggioranza afferma di volere rientrare solo quando i combattimenti saranno terminati 

Allo stesso tempo, sempre più persone sfollate stanno valutando la possibilità di ricostruire la propria vita nei luoghi che oggi le ospitano. Questo mostra quanto sia importante garantire alle famiglie sfollate condizioni di vita dignitose, continuando a monitorare sia il loro desiderio di tornare a casa sia i rischi legati a rientri troppo anticipati. 

Lo sfollamento riguarda un numero limitato di oblast, quelli maggiormente colpiti dal conflitto: 5 oblast rappresentano da soli il 76% – pari a circa 2,9 milioni – del totale degli sfollati interniDonetska, Kharkivska, Zaporizka, Khersonska e Dnipropetrovska. Anche l’accoglienza degli sfollati si è concentrata in poche aree, dove quote elevate di famiglie hanno trovato protezione e assistenza, ossia Dnipropetrovska, Kharkivska e la Città di Kyiv. 

L’INTERVENTO DI CESVI IN UCRAINA 

CESVI, presente in Ucraina dal 2022, opera attraverso un ufficio di coordinamento a Kyiv e due uffici sul campo a Kharkiv e Sumy. I nostri interventi si svolgono principalmente negli oblast di Kharkivska e Sumska mediante team mobili, attivi nelle aree di prima linea e nelle zone difficilmente accessibili. 

«Sono a Kamjanka, nel sud di Izium, a circa 25 chilometri dalla linea del fronte. Per arrivare fin qua, abbiamo percorso chilometri e chilometri sotto le reti anti-drone che sono installate e che stanno installando sempre di più per poter proteggere le strade e per poter permetterci anche di arrivare fin qua» racconta Marzia Lazzari, Area Manager CESVI direttamente dal campo. 

La nostra risposta umanitaria si concentra sulla protezione, sul supporto della salute mentale e del benessere psicosociale con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, come donne, bambini, anziani, sfollati e persone con disabilità. Tra i nostri interventi vi sono anche attività di sensibilizzazione ed educazione al pericolo delle mine, che purtroppo coprono gran parte del territorio. 

Negli ultimi mesi abbiamo supportato, attraverso servizi di supporto psicosociale, 1.840 persone, mentre altre 600 persone circa (donne in maggioranza) sono state sostenute attraverso servizi di case management o indirizzate verso servizi specialistici interni ed esterni, o ancora, hanno ricevuto assistenza in denaro per far fronte a esigenze urgenti. 

La guerra in Ucraina continua ad avere un impatto devastante su milioni di persone e il bisogno resta concreto. Famiglie, bambini e comunità aspettano di poter fare ritorno a casa, ricostruire la propria quotidianità e vivere di nuovo in sicurezza.  

«Noi continuiamo ad impegnarci e a essere vicini alle persone più vulnerabili che vivono ancora in condizioni di difficoltà» conclude la collega in missione. 

Ogni contributo può fare la differenza, rimani al fianco della popolazione colpita.