In un contesto di crisi umanitaria prolungata, la situazione a Gaza continua ad aggravarsi. I bisogni della popolazione restano enormi, mentre l’accesso ai servizi essenziali è sempre più limitato.
Ogni giorno, nella Striscia, l’accesso ai beni essenziali per la sopravvivenza è sempre più limitato. In questo contesto, CESVI continua a garantire assistenza concreta e continuativa, portando acqua potabile e supporto igienico-sanitario a decine di migliaia di persone.
Le attività di distribuzione raggiungono in media 120.000 litri di acqua al giorno. Nell’ultimo anno, CESVI ha fornito oltre 24 milioni di litri di acqua potabile (24.460 m³), raggiungendo circa 63.000 persone in 111 accampamenti.
Parallelamente, gli interventi di riabilitazione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie (WASH) hanno beneficiato circa 47.000 persone, contribuendo a ridurre i rischi sanitari e a migliorare, per quanto possibile, le condizioni di vita.
Al momento le autorità competenti non consentono l’ingresso nella Striscia a staff internazionale: tutte le operazioni sono gestite interamente dal nostro staff palestinese. Questa condizione non incide sulla continuità e sull’efficacia degli interventi, garantite dalla competenza e dalla presenza capillare dei team locali, in costante coordinamento con l’unità di emergenza di CESVI.
Accesso all’acqua: livelli sotto la soglia di sopravvivenza
Circa il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie attualmente risultano distrutte: la capacità di produrre e distribuire acqua potabile è seriamente compromessa.
La disponibilità media è oggi di soli 3 litri al giorno per persona, rispetto ai 70 litri precedenti al conflitto: un livello ben al di sotto della soglia minima vitale. Oltre il 60% delle famiglie non ha accesso sufficiente ad acqua sicura, mentre solo il 10% della popolazione dispone di acqua pulita in modo costante.
Anche la qualità dell’acqua rappresenta una grave emergenza: più del 77% dei campioni risulta contaminato. La capacità degli impianti di desalinizzazione è diminuita dell’85%, aggravando ulteriormente la crisi.
Rischi sanitari in aumento
Le condizioni igienico-sanitarie stanno rapidamente deteriorandosi, soprattutto nei siti di sfollamento sovraffollati. Sono stati segnalati oltre 496.000 casi di diarrea acquosa acuta, insieme a un aumento significativo di epatite A. Le infezioni cutanee e le infestazioni sono in forte crescita: i casi di scabbia e pidocchi sono triplicati nei primi mesi del 2026.
Solo 16 stazioni di pompaggio fognario su 73 sono operative, causando lo sversamento quotidiano di circa 40.000 metri cubi di liquami. Più dell’80% degli accampamenti segnala inoltre la presenza costante di roditori e insetti, esponendo circa 1,4 milioni di persone a gravi rischi sanitari.
Fame diffusa e accesso al cibo sempre più limitato
Circa il 77% della popolazione – pari a 1,6 milioni di persone – vive in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Oltre un terzo delle famiglie riesce a mangiare solo una volta al giorno. Più di mezzo milione di persone si trova ancora in condizioni di emergenza, con gravi carenze alimentari.
Il collasso della produzione agricola – con l’87% dei terreni danneggiati – ha reso la popolazione quasi totalmente dipendente dagli aiuti. I prezzi dei beni alimentari essenziali sono aumentati del 282%, rendendo il cibo inaccessibile per molte famiglie.
Bambini e donne: i più vulnerabili
Nel 2026 si stima che oltre 101.000 bambini sotto i 5 anni e 120.000 tra i 5 e i 17 anni soffriranno di malnutrizione acuta. Tra i più piccoli, oltre 31.000 casi saranno in forma grave, con un rischio immediato per la sopravvivenza. Anche circa 37.000 donne in gravidanza o in allattamento necessitano di cure urgenti. Inoltre, il 64% dei bambini segue una dieta estremamente limitata, insufficiente per uno sviluppo sano.
CESVI resta al fianco della popolazione di Gaza per garantire accesso ai servizi essenziali e rispondere ai bisogni più urgenti, anche in uno dei contesti umanitari più complessi al mondo.
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