Un mese dal terremoto in Colombia: le ferite della popolazione e la forza di ricominciare

È passato un mese dal terremoto che ha colpito la Colombia. Un mese di paura, di difficoltà, ma anche di coraggio e solidarietà.

Nel Paese, le ferite sono ancora visibili: case da mettere in sicurezza, famiglie che hanno perso i propri punti di riferimento, servizi da ricostruire e tante domande sul futuro.

Gli ultimi dati disponibili, provenienti da IOM, riportano che oltre 331 persone hanno perso la vita e 4.519 sono rimaste ferite.

Secondo una stima di 3iS, inoltre, più di 1 milione di persone potrebbero essere state colpite dal sisma, sulla base del numero di abitazioni danneggiate o distrutte.

Eppure, accanto al lutto e alla fatica, c’è qualcosa che non si è spezzato: la forza delle persone.

Ne dà testimonianza Jorge Murillo, coordinatore del progetto CESVI in Colombia, che si trova nel dipartimento di Chocó: «È stato davvero straordinario vedere la solidarietà tra vicini, anche tra le famiglie che sono state esse stesse colpite. Lo sforzo congiunto dimostra molto coraggio, ma ora, in questo momento, hanno anche bisogno del nostro continuo sostegno».

Dopo le prime drammatiche settimane di emergenza comincia una fase altrettanto importante: quella in cui bisogna tornare lentamente alla normalità, senza lasciare indietro nessuno.

Sin dalle primissime ore dopo il terremoto, il team CESVI si è attivato per raggiungere le zone colpite e avviare le prime consultazioni con le comunità per individuare i bisogni più urgenti nel Chocó e nel Valle del Cauca, con particolare attenzione a Quibdó, San José del Palmar, Sipí, Litoral del San Juan e Buenaventura.

Dopo una prima assistenza con beni di prima necessità, l’intento di CESVI è quello di accompagnare le persone a recuperare progressivamente condizioni di vita sicure e dignitose e tornare a prendere decisioni autonome sul proprio futuro.

Con questo obiettivo, abbiamo un programma di assistenza economica con il quale attraverso trasferimenti monetari le famiglie potranno decidere autonomamente cosa acquistare in base ai loro bisogni più urgenti, come alimenti e prodotti per l’igiene, o prime piccole riparazioni delle case danneggiate.

Questo programma è per ora destinato a 650 nuclei familiari, corrispondenti a 2.600 persone.

Nei casi in cui, invece, i mercati locali non consentono alle famiglie di reperire ciò di cui hanno bisogno, CESVI procederà con la distribuzione diretta di beni.

Garantire l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è un altro degli aspetti fondamentali dell’intervento di CESVI. In molte aree, infatti, le infrastrutture e i sistemi locali di approvvigionamento idrico sono stati danneggiati: per questo, CESVI punta a garantire acqua sicura a livello familiare, anche attraverso il recupero dei sistemi di raccolta dell’acqua piovana e la riabilitazione delle infrastrutture comunitarie per l’acqua, l’igiene e i servizi sanitari,

Per accompagnare le famiglie nella ripresa CESVI prevede anche interventi mirati alla riattivazione delle attività economiche, attraverso percorsi di formazione imprenditoriale, sostegno con capitale iniziale e un accompagnamento continuativo alle piccole attività produttive e commerciali. Un intervento cruciale, considerato che 4 famiglie su 5 hanno dichiarato di aver perso totalmente o parzialmente la propria capacità di generare reddito.

Ma la perdita della casa, dei mezzi di sostentamento e dei punti di riferimento quotidiani ha ripercussioni che vanno oltre i danni materiali: per questo CESVI ha in programma di organizzare supporto psicosociale per le famiglie, team mobili e child-friendly spaces (spazi protetti per l’infanzia) nei rifugi temporanei, sia formali che informali, per offrire supporto e sostegno ai più vulnerabili.

Questo è quindi un percorso che guarda oltre l’emergenza, con l’obiettivo di restituire alle comunità non solo servizi essenziali, ma anche strumenti concreti per prendere in mano la propria ripresa e restituire sicurezza e fiducia a chi, in un sole istante, ha visto cambiare la propria vita.

A un mese dal terremoto, il nostro compito è continuare a esserci, accanto a loro.

Rimani al nostro fianco e dona ora per aiutarci a rimanere accanto alla popolazione colombiana.