In Venezuela il fine settimana è stato segnato dal lavoro incessante dei soccorritori e da un bilancio che continua purtroppo ad aggravarsi: secondo gli ultimi dati disponibili, le vittime accertate sono quasi 1.500 e i feriti circa 3.238.
Gli ospedali sono sotto enorme pressione, mentre migliaia di persone continuano ad affrontare le conseguenze del terremoto senza una casa sicura, senza servizi essenziali e con la paura di nuove scosse.
Molte famiglie stanno ancora trascorrendo la notte in accampamenti informali, nei parchi e lungo le strade delle città. Per chi ha perso tutto, anche le decisioni più semplici sono diventate difficili: dove dormire, dove trovare acqua, come proteggere i propri figli, se e quando sarà possibile tornare a casa. Una commissione speciale sarà incaricata di valutare i danni agli edifici e stabilire se il rientro nelle abitazioni potrà avvenire in sicurezza.
Il rischio resta alto. Dopo le due forti scosse iniziali, sono state registrate più di 430 scosse di assestamento. Nel pomeriggio di lunedì, quando nel Paese era ancora mattina presto, una nuova scossa di magnitudo 5.1 ha fatto tremare La Guaira, tra le aree più colpite, a nord di Caracas. Non sono stati segnalati feriti, ma la paura è stata grande: ogni nuova scossa riapre il trauma di quei primi momenti.
Gli aiuti di CESVI continuano ad arrivare
Subito dopo la catastrofe, CESVI ha avviato una Valutazione Rapida dei Bisogni per comprendere l’impatto umanitario del terremoto e identificare le necessità più urgenti delle comunità colpite. Le squadre sul campo si sono concentrate su quattro siti chiave nel Distretto della Capitale e nello Stato di La Guaira, dove sono state identificate oltre 810 persone in condizioni di forte vulnerabilità.
I primi risultati confermano un grave peggioramento delle condizioni di vita. Le priorità più urgenti riguardano alloggio di emergenza, assistenza alimentare, accesso all’acqua sicura e supporto psicologico e psicosociale per le persone che hanno perso la casa, i propri beni e, in molti casi, ogni punto di riferimento.
La risposta di CESVI si concentra sulla distribuzione di kit per l’alloggio di emergenza e beni non alimentari, razioni di cibo o pasti caldi, e sull’attivazione di squadre mobili di primo soccorso psicologico. A La Guaira, dove l’accesso all’acqua potabile resta una criticità, CESVI interverrà anche con la fornitura di acqua tramite autocisterne di emergenza o con prodotti per la depurazione dell’acqua, valutando dove necessario l’installazione di serbatoi.
Particolare attenzione sarà dedicata ai bambini e alle bambine, tra i più esposti alle conseguenze dell’emergenza. Lo sfollamento, la perdita della casa, la paura delle scosse e l’interruzione della routine quotidiana possono avere un impatto profondo sul loro benessere. Per questo gli interventi di primo soccorso psicologico includeranno specifiche misure di protezione dei minorenni.
Si prevedono inoltre interventi di Education in Emergencies, per ristabilire spazi sicuri, routine e momenti educativi anche nel pieno dell’emergenza. Le attività si concentreranno in particolare presso la scuola primaria Rafael Rangel, oggi in condizioni precarie e utilizzata come luogo di accoglienza per molti bambini e bambine.
Il team CESVI presente in Venezuela si è attivato fin dalle prime ore dopo il terremoto, distribuendo kit di prima emergenza e offrendo supporto alle persone più vulnerabili. Nei prossimi giorni il team emergenza sarà rafforzato dall’arrivo di ulteriori colleghi sul campo.
In queste ore, ogni aiuto può fare la differenza. Unisciti anche tu a chi sta sostenendo le famiglie colpite dal terremoto in Venezuela.
Aiuta chi ha perso tutto. Dona ora.

