Venezuela, un mese dopo: l’emergenza non si ferma quando la terra smette di tremare

A un mese dal terremoto, in Venezuela il rumore delle scosse ha lasciato spazio a un silenzio diverso: quello delle case crollate, delle famiglie spezzate e di chi continua a vivere nell’incertezza e nella paura.

Il bilancio ufficiale delle vittime continua purtroppo a salire, superando le 22.000 persone con 5.398 morti e 16.740 feriti, ma anche chi è sopravvissuto porta con sé ferite che non sempre si vedono. Oltre al dolore per ciò che è stato perso, rimangono l’angoscia e la paura, ed ogni piccola nuova scossa – ben 1.463 scosse di assestamento finora registrate – riapre quella ferita.

In questa fase, la risposta umanitaria nel Paese sta rapidamente passando da emergenza immediata a un’operazione più strutturata e su larga scala. Ma i bisogni restano enormi e accompagneranno il Paese ancora per molti mesi: basti pensare che quasi 18.000 persone hanno perso la propria casa ed oltre 23.000 vivono in campi di accoglienza temporanei, mentre migliaia di altre rimangono sfollate presso comunità ospitanti o in insediamenti informali. Complessivamente, ben 1,3 milioni di persone sono state colpite dal terremoto.

Avendo perso i propri punti di riferimento, la normalità sembra per molti un ricordo lontano, soprattutto per i più vulnerabili come i bambini, le bambine – circa il 35% delle persone assistite è minorenne – gli anziani e le persone con disabilità o bisogno di cure e medicinali costanti.

«I bambini, dopo il terremoto li ho rivisti sorridere. Anche se i primi giorni sono stati molto difficili: piangevano continuamente e non volevano staccarsi dalle loro mamme e dai loro papà. Per loro è importante avere delle attività che li distraggano. Vedere il loro entusiasmo e la loro gioia, nonostante tutto quello che è successo, aiuta anche noi adulti» racconta Adriana, una ragazza venezuelana di 18 anni che svolge un ruolo di leadership nel movimento giovanile della sua parrocchia. «Però ogni volta che c’è una scossa di assestamento loro rivivono quel momento terribile, come se tornassero con la mente a quell’istante così spaventoso che abbiamo vissuto tutti».

La solidarietà continua a farsi strada tra le macerie. CESVI ha fatto leva sulla propria presenza operativa consolidata in Venezuela per valutare rapidamente i bisogni umanitari e fornire assistenza salvavita fin dalle prime ore dopo i due iniziali terremoti.

Finora, CESVI ha raggiunto 1.111 nuclei familiari4.052 persone – con 10 cicli di distribuzioni, consegnando oltre 2.000 kit emergenziali di vario tipo alla comunità colpita: kit per rifugi d’emergenza, per la dignità, per l’igiene personale e di assistenza alimentare.

È intervenuta inoltre con 5 forniture collettive negli insediamenti provvisori, comprendenti tende, materassi, attrezzature per la cucina – tra queste, in particolare prodotti per l’allestimento di cucine comunitarie – e zanzariere, insieme ad altri materiali repellenti e prodotti protettivi per permettere alla comunità di far fronte agli effetti del caldo e delle piogge improvvise.

La valutazione dei bisogni continua giorno dopo giorno, fondamentale per pianificare la prossima fase della risposta, che presta come sempre particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili.

L’emergenza non finisce quando la terra smette di tremare. A un mese dal terremoto, la sfida non è soltanto ricostruire edifici, strade e ospedali: è ricostruire vite, restituire dignità a chi ha perso tutto e garantire che nessun sopravvissuto venga lasciato indietro.

Gabriela, una bambina di 7 anni che vive in uno dei campi per sfollati, vuole mandare un suo messaggio al mondo, «Che aiutino il Venezuela. Che mandino delle cose, perché ci sono tanti edifici che sono crollati e tante persone che sono morte o sono scomparse a causa di quello che è successo. Voglio dire che voglio bene a tutta la mia famiglia e a tutte le persone che hanno portato gli aiuti, così tutti hanno potuto cominciare a riprendersi».

Ogni contributo è prezioso. Insieme possiamo continuare a offrire supporto a persone come Adriana e Gabriela. Dona ora per la popolazione venezuelana.