In Venezuela il bilancio del terremoto continua ad aggravarsi. Le vittime accertate sono salite ad almeno 235, mentre circa 4.300 persone sono rimaste ferite.
Ma il dato che più di tutti racconta l’angoscia di queste ore riguarda le persone disperse: secondo le prime stime, si parla di almeno 50.000 persone ancora sepolte sotto alle macerie o in aree irraggiungibili. Un numero che continua ad aumentare, man mano che arrivano nuove segnalazioni da parte di familiari e persone care.
Sono ore di attesa, paura e dolore. Migliaia di persone cercano ancora i propri cari, mentre intere famiglie si ritrovano improvvisamente senza una casa, senza beni essenziali, senza punti di riferimento. Per chi è sopravvissuto, il terremoto non ha lasciato solo le macerie delle case e degli edifici: ha portato con sé shock, smarrimento, paura e il trauma di aver perso tutto in pochi istanti.
A rendere la situazione ancora più difficile è l’isolamento di molte comunità. In diverse regioni il segnale telefonico è assente o molto instabile: comunicare, chiedere aiuto, ricevere informazioni o rintracciare parenti e amici diventa quasi impossibile. Per molte famiglie, l’incertezza è totale: non sanno dove andare, non sanno se i propri cari siano al sicuro, non sanno quando potranno ricevere aiuto.
Le aree più colpite sono tra le più popolate e strategiche del Venezuela. I danni in queste zone rischiano quindi di avere conseguenze molto gravi anche sui trasporti nazionali, sulle catene di approvvigionamento e sulla continuità dei servizi pubblici essenziali.
Il terremoto colpisce un Paese già attraversato da una crisi profonda. Già prima del sisma, quasi 8 milioni di persone in Venezuela avevano bisogno di assistenza umanitaria per soddisfare i propri bisogni di base. Anni di crisi economica hanno indebolito le famiglie, ridotto l’accesso al cibo, ai servizi sanitari, all’acqua sicura e ai beni essenziali. Anche le infrastrutture pubbliche, le reti elettriche, i sistemi idrici, le strutture sanitarie e i collegamenti stradali erano già fragili.
In questo contesto, un disastro di questa portata rischia di avere effetti ancora più devastanti. La ripresa potrebbe essere lenta e complessa, mentre cresce il rischio che sempre più famiglie dipendano dall’assistenza umanitaria per sopravvivere.
A preoccupare sono soprattutto le persone più vulnerabili: donne, bambine, bambini, persone anziane, persone con disabilità e famiglie sfollate. Almeno 70.000 famiglie sarebbero state costrette a lasciare la propria casa. Nelle aree colpite dal sisma vivono quasi 4 milioni di bambini e bambine, esposti non solo ai rischi fisici legati ai crolli e alla mancanza di servizi, ma anche a un forte impatto emotivo e psicologico.
Per molti bambini, il terremoto significa aver visto crollare la propria casa, aver perso familiari o amici, non sapere dove dormiranno la notte successiva. Le scosse di assestamento, ancora in corso, continuano ad alimentare paura e insicurezza.
Alla paura delle scosse si aggiunge un clima crescente di tensione e insicurezza. In alcune aree sono stati segnalati saccheggi a supermercati, negozi e abitazioni. Le persone portano via ciò che riescono: beni alimentari, oggetti di prima necessità, ma anche frigoriferi, cucine, mobili caricati su moto o mezzi di fortuna. È il segnale di una popolazione allo stremo e di un contesto sempre più fragile, dove chi ha perso tutto rischia di essere ancora più esposto, solo e vulnerabile.
I bisogni più urgenti riguardano l’assistenza sanitaria d’emergenza, il supporto alle attività di ricerca e soccorso, la distribuzione di beni di prima necessità, l’accesso ad acqua sicura e servizi igienico-sanitari, l’accoglienza temporanea per le famiglie sfollate, la distribuzione di beni non alimentari e il primo soccorso psicologico per le persone più colpite.
Lo staff di CESVI presente nel Paese si è attivato fin dalle prime ore per valutare i bisogni e organizzare la risposta all’emergenza. A Caracas, dove l’accesso è al momento più praticabile, CESVI ha già iniziato a organizzare la distribuzione di generi alimentari e beni di prima necessità per le famiglie colpite.
Le aree più duramente colpite, in particolare La Guaira, restano però difficilissime da raggiungere. Strade, ponti e tunnel risultano danneggiati o non percorribili, complicando l’arrivo degli aiuti e rallentando le operazioni di soccorso.
«Un ulteriore team Emergenza CESVI è in partenza dall’Italia per raggiungere il Venezuela» riferisce Marcelo Garcia Dalla Costa, Responsabile dei Programmi Internazionali di CESVI. «Purtroppo, l’Aeroporto di Caracas non è agibile: per arrivare nel Paese sarà necessario raggiungere prima la Colombia e poi attraversare il confine via terra. Dal punto di vista logistico, raggiungere le zone più colpite sta diventando estremamente complesso».
Nella prima fase dell’emergenza, CESVI – presente nel Paese dal 2002 – concentrerà il proprio intervento sull’assistenza immediata alle famiglie più colpite e vulnerabili, attraverso la distribuzione di beni essenziali, voucher per l’acquisto di cibo, acqua, materiali per il riparo e altri beni di emergenza. Questo approccio permette alle famiglie di rispondere rapidamente e con dignità ai propri bisogni più urgenti, sostenendo allo stesso tempo le economie locali ancora funzionanti.
Saranno inoltre avviati interventi di supporto psicologico e primo soccorso psicologico per le persone più esposte all’emergenza, con particolare attenzione a bambini, bambine, donne, persone anziane e famiglie che hanno perso la casa o i propri cari. In questi contesti, infatti, il supporto psicosociale diventa una parte fondamentale della risposta umanitaria: aiutare le persone a gestire lo shock, riconoscere i segnali di trauma, proteggere i bambini e accompagnare le famiglie nei primi giorni dopo l’emergenza è essenziale quanto garantire cibo, acqua e riparo.
Le scosse di assestamento restano un rischio concreto. Potrebbero provocare nuovi danni a edifici e infrastrutture già compromessi, complicare ulteriormente le operazioni di soccorso e aumentare i pericoli per la popolazione e per gli operatori di emergenza. In questa fase, ogni ora è cruciale.
Per chi ha perso tutto, un aiuto immediato può significare molto: un pasto, acqua sicura, un kit di beni essenziali, un riparo temporaneo, una prima forma di protezione. Può significare sapere di non essere soli, anche nel momento più difficile.
Gli operatori di CESVI sono già al lavoro in Venezuela, ma per rafforzare la risposta, raggiungere le aree più colpite e aumentare il numero di famiglie aiutate abbiamo bisogno del sostegno di tutti.
Dona ora e resta al fianco della popolazione venezuelana colpita dal terremoto.
Insieme possiamo portare aiuti concreti a chi, in poche ore, ha perso la casa, i propri beni, la propria sicurezza. E aiutare le famiglie venezuelane a compiere il primo passo per rialzarsi.


