Di Roberto Vignola,
Vice Direttore Generale CESVI
Brasile. A Manguinhos, nella favela di Rio de Janeiro, la Casa del Sorriso offre a bambini e ragazzi uno spazio sicuro dove crescere, scoprire il proprio talento e immaginare il futuro.
Quando le ho chiesto se dentro di lei ci fosse ancora la bambina che, tanti anni fa, aveva varcato per la prima volta la porta della Casa del Sorriso, Kassandra non è riuscita a rispondere subito.
Ha abbassato lo sguardo. Gli occhi si sono riempiti di lacrime. Poi ha iniziato a piangere.
Siamo a Manguinhos, una delle favelas più difficili di Rio de Janeiro. Qui la violenza è parte della quotidianità. Le armi, il traffico di droga e la paura scandiscono le giornate. Eppure, proprio nel cuore di questo luogo che sembra dimenticato, esiste una comunità che crea opportunità per i giovani e per gli abitanti della favela. Un luogo dove bambini e ragazzi possono immaginare un futuro diverso.
È la Casa del Sorriso, conosciuta nel quartiere come Casa Viva.
«È stato il luogo in cui ho capito che potevo uscire dalla mia realtà, dalla realtà di vivere nella favela, e trovare un altro percorso», racconta Kassandra. «La cultura. La musica. La Casa del Sorriso. Sono stati loro ad aprirmi gli occhi. È lì che ho capito che la musica poteva salvarmi».
Oggi Kassandra è una musicista di professione, insegna musica, frequenta l’università e sta conseguendo un diploma come insegnante di saxofono al conservatorio. Vive del proprio lavoro e torna ogni settimana nella stessa Casa del Sorriso in cui è cresciuta.
«Sono riuscita a uscire da quella realtà. E oggi torno qui per incoraggiare altri bambini, per essere un esempio per loro. Perché possano scegliere la musica, la cultura e l’arte invece della violenza».
Le chiedo allora di fare un ultimo sforzo e le domando: «Se potessi parlare alla Kassandra di allora e alla Kassandra di oggi, ormai donna, cosa diresti?»
Sorride. Ma l’emozione torna a soffocarle la voce.
«La Kassandra di allora era una bambina che sognava tanto. Ma non riusciva a immaginare il suo futuro. Non sapeva dove andare.»
Si interrompe ancora una volta. Poi, quasi parlando a quella bambina che è stata, dice: «Le direi: ce la farai. Riuscirai a vivere di musica. Andrà tutto bene.»
Sono poche parole. Ma racchiudono tutto il percorso compiuto.
Oggi Kassandra è esattamente la donna che quella bambina non riusciva ancora a immaginare. Una donna che vive della propria arte, grazie alla cultura e alla musica. E forse è proprio questo il risultato più grande della Casa del Sorriso: non insegnare soltanto a suonare uno strumento, ma dare a un bambino la possibilità di vedere un futuro che prima sembrava impossibile.
Per questo Kassandra continua a tornare. Non soltanto per insegnare musica, ma per essere la prova vivente che un destino diverso è possibile. Che anche chi nasce in una favela può trovare la propria strada. E che, a volte, basta qualcuno che ti dica: «Ce la farai. Andrà tutto bene».
Per lei, quel qualcuno è stato la Casa del Sorriso.
Da oltre vent’anni la Casa del Sorriso rappresenta molto più di un centro educativo per gli abitanti di Manguinhos. È uno spazio in cui oltre 300 bambini, ragazzi e adulti trovano ogni giorno un’alternativa concreta alla strada.
Attraverso la musica, il disegno, la pittura, la letteratura, il teatro e tante altre attività artistiche, la Casa usa la cultura non come semplice passatempo, ma come strumento di crescita, emancipazione e riscatto. Perché imparare a suonare uno strumento o a dipingere un quadro significa anche imparare ad ascoltare gli altri, lavorare insieme, avere disciplina, costruire fiducia in sé stessi e, soprattutto, immaginare un futuro diverso.
Attraverso l’arte, l’educazione e la cultura, è possibile trasformare un ambiente segnato da molte difficoltà in un luogo ricco di possibilità.
Forse è proprio questo il significato più profondo della Casa del Sorriso. Non cancellare la favela. Non fingere che la violenza non esista. Ma dimostrare ogni giorno che quella non è l’unica storia possibile. Che dentro la favela esistono anche talento, creatività, solidarietà e sogni.
Kassandra è una di quelle storie. Dietro di lei ce ne sono centinaia.
Bambini che oggi entrano timidamente a Casa Viva con uno strumento in mano e che, come lei, un giorno potrebbero tornare da adulti per dire a qualcun altro: «Ce la farai. Andrà tutto bene.»


