Il Libano nelle ultime settimane è stato colpito da attacchi caratterizzati da un’intensità che non si vedeva dalla ripresa della nuova escalation a marzo.
Si sono infatti verificati decine di raid nella notte tra lunedì e martedì, così come nuovi ordini di evacuazione emessi nelle ultime ore per alcuni villaggi nel Sud del Libano.
Si tratta di un’emergenza umanitaria sempre più drammatica, che ormai coinvolge in maniera diretta un quinto della popolazione.
Secondo il più aggiornato bollettino pubblicato dal Ministero della Salute libanese, la situazione è critica: dal 2 marzo 2026 – data di inizio di questa nuova fase della guerra – i morti sono 3433 e i feriti 10395. Anche il personale sanitario è stato preso di mira: in totale i feriti sono 332, gli operatori operatori uccisi 128 in totale. Gli attacchi hanno anche fatto chiudere 3 ospedali e danneggiato altri 17.
La Program Coordinator di CESVI a Beirut, Giulia Gerosa racconta «C’è una generale sfiducia nella tregua perché realisticamente la gente vede che non è rispettata. Però questa intensificazione, sicuramente, oltre che sfiducia, provoca anche una preoccupazione maggiore che si ritorni a una fase come quella che è stata a marzo».
L’enorme numero di sfollati rappresenta l’emergenza principale: oltre un milione di persone in Libano ha dovuto abbandonare la propria casa, in particolare nel Sud del Paese e nei sobborghi meridionali di Beirut. Le strutture dove cercano rifugio sono, nella maggior parte dei casi, centri informali, che non sono dunque normalmente adibiti all’accoglienza. Per questo motivo, si verificano al loro interno situazioni di sovraffollamento e disagio, senza accesso ai servizi.
Solo 1 persona sfollata su 10 ha trovato rifugio nei centri gestiti dal governo.
Una delle più gravi conseguenze della guerra è il trauma causato dal conflitto, che influenza fortemente la salute mentale e il benessere delle persone. Le comunità vivono infatti in una condizione di stress costante, subendo forti traumi a causa degli attacchi continui.
Le donne, già esse stesse in una condizione di vulnerabilità, sono spesso le uniche a prendersi cura della famiglia e sono di conseguenza sottoposte a forti pressioni emotive e psicologiche.
Per affiancare i più vulnerabili e offrire assistenza, CESVI ha intensificato le proprie attività in seguito alla violenta escalation del conflitto.
Oggi opera concretamente sul territorio con la distribuzione di kit di emergenza contenenti materassi, cuscini, coperte, così come kit igienico-sanitari, con particolare attenzione ad includere prodotti specifici per bambini e per le donne – per garantire a quest’ultime dignità e cura durante le mestruazioni.
L’esposizione costante alla distruzione e all’incertezza sta esponendo a preoccupanti livelli di stress anche i bambini libanesi, sempre più segnati da un contesto che li priva di sicurezza, tra cui la perdita della scuola come punto fermo e di normalità nella loro vita.
Per i bambini e le bambine, CESVI interviene con attività specifiche di supporto psicosociale e con laboratori creativi, con l’obiettivo di restituire loro un senso di routine e una parvenza di normalità.
La necessità di supporto psicologico rimane esteso: i nostri operatori stanno infatti continuando a rispondere all’emergenza con attività di primo soccorso psicologico (PFA) presso alcuni shelter a Beirut e nella zona di Baalbek.
Mentre la situazione in Libano continua a rimanere instabile e il cessate il fuoco appare sempre più fragile, CESVI rinnova il suo impegno a favore delle comunità colpite, che ora più che mai hanno bisogno di aiuto concreto e supporto.
Aiutaci a sostenere la popolazione libanese in questa emergenza: dona ora.


