Il 19 giugno si celebra la Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza Sessuale nei Conflitti, istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo crimine, riconosciuto dal diritto internazionale come crimine di guerra e contro l’umanità.
In Sudan, la violenza sessuale correlata al conflitto continua a essere utilizzata come arma di guerra in maniera sistemica e deliberata. Le Nazioni Unite stimano infatti che ben 13 milioni di donne e ragazze necessitino di supporto a causa di violenze sessuali legate al conflitto – 1 ragazza su 2 nel Paese.
Secondo testimonianze e dati medici, le Forze di supporto rapido (RSF) e le milizie alleate sono responsabili di violenze sessuali, quali stupri, stupri di gruppo, schiavitù sessuale, matrimoni forzati, sfruttamento sessuale e tratta di minori, che sono riportate in numerose aree del Paese.
«Stupri e violenze di genere colpiscono diffusamente donne e ragazze – ma anche ragazzi – non solo nelle zone di combattimento, sotto assedio e isolate, ma anche lungo le rotte di fuga e nei campi profughi» come spiega Domenica Costantini, responsabile delle attività di protezione di CESVI in Sudan.
Tra le vittime, emergono livelli allarmanti di violenze contro i minorenni, tra cui risultano particolarmente esposte le bambine, con conseguenze devastanti per la loro salute mentale e fisica.
La distruzione delle strutture sanitarie femminili causata dal conflitto e l’accesso limitato all’assistenza riproduttiva rappresentano ulteriori fattori di rischio per questo tipo di violenza.
L’intervento di CESVI per supportare donne e bambine
Per supportare le bambine, le ragazze e le donne che hanno vissuto tali traumi, CESVI ha creato spazi sicuri (Protection Safe Corners) in due centri sanitari, dove possono beneficiare di assistenza e supporto psicologico, individuale e collettivo, da parte di specialisti come psicologici e assistenti sociali, in modo protetto e rispettoso. Parallelamente, vengono promosse reti di protezione comunitaria e iniziative di sensibilizzazione per prevenire situazioni di violenza e abuso.
«Quello che emerge chiaramente è una sofferenza diffusa, spesso silenziosa» spiega Francesca Matarazzi, responsabile Emergenze per CESVI. «Molte persone portano con sé esperienze di violenza e perdita, e questo pesa soprattutto su donne e bambini, che trovano negli spazi di supporto un raro luogo in cui sentirsi al sicuro e potersi aprire».
CESVI distribuisce kit per l’igiene e la cura femminile, per tutelare la dignità delle donne sudanesi, e fornisce assistenza finanziaria e supporto per il trasporto, per assicurare che queste donne possano raggiungere luoghi più sicuri.
L’accesso ai servizi resta fortemente limitato e le organizzazioni guidate da donne affrontano importanti ostacoli burocratici, finanziari e di sicurezza, ma grazie alla collaborazione di CESVI con un’organizzazione locale di donne nello Stato del Mar Rosso vengono utilizzati, ad esempio, team mobili di supporto psicosociale, per raggiungere anche la popolazione residente nelle aree difficili da raggiungere.
La Giornata Mondiale del 19 giugno rappresenta un’occasione per promuovere consapevolezza e riconoscere la gravità della pratica della violenza sessuale nei contesti di conflitto. È necessario rinnovare l’impegno a sostenere i percorsi di assistenza alle sopravvissute: un passo essenziale è valorizzare le donne come soggetti capaci e non soltanto come vittime, attraverso interventi come quelli di CESVI in Sudan.


